venerdì 19 marzo 2010

Del peso dell'arte (o sull'arte a peso)

Ciao. Oggi voglio lasciarti alcune riflessioni sull'arte e sugli eventi espositivi.

Ieri sono stato a Castelfranco veneto a visitare la mostra per i 500 anni dalla morte di Giorgione.


La mostra è stupenda.
Delle circa 40 opere tra certe o attribuite, di cui solo una trentina non appartenenti a collezioni private, una quindicina sono riunite nello stesso luogo, tra cui capolavori come "La tempesta" o il "Doppio Ritratto".
Il luogo è la casa stessa di Giorgione, in cui le stesse opere venivano create. Alla scelta del luogo si può fare un piccola critica: l'ambiente, una tipica casa quattrocentesca veneta, è piccolo, con soffitti in alcuni punti bassi, e con molta gente presente può risultare opprimente. Ma vi si può sorvolare pensando all'innegabile fascino di vedere un'opera collocata nella sua incubatrice originaria.

A fianco del museo, nel Duomo, la stupenda pala d'altare, la Pala Costanzo, autentico capolavoro ammirabile con calma e da buona posizione, forse un'illuminazione da rivedere.



Ora alcune considerazioni sulla mostra.
Molta gente uscendo esordiva con la seguente affermazione: "bella, forse poco da vedere..."
Ecco dunque il peso dell'arte. L'arte non si vende a peso, non ha valore o meno a seconda della quantità, casomai l'arte ha densità o peso specifico, basta un quadro che caratterizzi un salto qualitativo o il passaggio in una nuova epoca stilistica per giustificare una visita, un viaggio di ricerca. Come non apprezzare il viaggio al piccolo comune di Monterchi, in provincia di Arezzo, per vedere la Madonna del Parto di Piero della Francesca?



E' forse la presentazione di questi eventi come concerti rock, dove l'autore è una star da tutto esaurito, da stadio pieno di gente, che crea aspettative poi fatalmente deluse. Se risulta accettabile la spesa di 60 euro per due ore di magia di musica, luci ed emozioni degli U2, ecco che risultano difficili da capire i 10 euro per i pochi dipinti di Giorgione, peraltro abbastanza piccoli.

Si potrebbe commentare ironizzando che il vino buono sta nelle botti piccoli, questi pochi e piccoli sono in realtà pesantissimi macigni del Rinascimento italiano, ma di spessore culturale mondiale

Sarebbe meglio che gli organizzatori (peraltro ottimi nell'allestimento della mostra di Castelfranco) tentassero l'opera decisamente ardua dell'educazione alla visita d'arte, cosa che, noto con piacere, si sta tentando in molti musei con i bambini, presentando loro l'arte nel modo a loro più adatto, cioè come percorso ludico.

Le vere note dolenti sono la gestione delle prenotazioni e degli ingressi: su web tutto libero, in effetti una coda di 90 minuti e accese discussioni per poter accedere alla mostra. Su questo c'è ancora molto da lavorare e migliorare.

Ciao e grazie.

mercoledì 17 marzo 2010

Intersezione con la realtà

Chi percorre un cammino scolastico di tipo tecnico-scientifico prima o poi finisce per cozzare contro le coniche.
Circonferenza, parabola, ellisse, iperbole, figure che nascono intersecando un cono (un cono vero, quello che conosciamo abitualmente è solo mezzo cono, uno intero ne ha uno rovesciato sul vertice) con un piano con varia inclinazione rispetto all'asse del cono. Ecco perché coniche.



Io sono un appassionato di fotografia.
Mi piace fotografare, mi piace la tecnica, mi piace vedere i lavori dei grandi fotografi, mi piace provare ad interpretare le loro tecniche cannibalizzarle per poterle utilizzare nelle mie foto.

E ora voglio esporti la mia idea di fotografia, la mia interpretazione della creazione di una fotografia.

Avrai sicuramente già conosciuto il concetto di realtà come processo interpretativo di quello che i nostri sensi catturano, cioè che ognuno crea una sua propria soggettiva realtà sulla base di quello che vede, sente, tocca, e un esempio è molto facile da esporre: se siedo su un treno in partenza dalla stazione sono almeno due le realtà che vado ad interpretare: il treno parte e la stazione sta ferma, e questa è la realtà fisica oggettiva, ma i sensi ti presentano anche la situazione diametralmente opposta, indistinguibile e sensorialmente corretta se non fosse per la mediazione delle tua conoscenza.

Per me la fotografia è lo stesso processo di creazione delle coniche, cioè un'intersezione della realtà fisica con la visione soggettiva del senso vista mediato dalle scelte della nostra intelligenza.

La scelta di una inquadratura rispetto ad un'altra, di una condizione di luce piuttosto ad un'altra, di un angolo di visuale rispetto ad un'altra, di un tempo di ripresa rispetto ad un'altra equivale all'inclinazione del piano che discrimina circonferenza da iperbole.

Ecco perché, come non ci saranno mai due realtà uguali per due spettatori della stessa situazione, non ci saranno mai due foto uguali anche se fatte dalla stessa macchina, alla stessa ora, nello stesso posto: diversa sarà infatti la formazione, la cultura, la sensibilità, il vissuto dei due fotografi che daranno sempre vita a due diverse realtà, a due diverse visioni del mondo.

Ma se anche lo stesso fotografo si trovasse nelle stesse condizioni di luce, spazio, tempo, egli stesso non riuscirebbe a ricreare la stessa foto del tempo x in cui scattò la prima. Il processo "scatto di una foto" è quindi un processo creativo univoco.

Ed è per questo ogni foto sarà sempre unica e irripetibile, come unico e irripetibile è l'essere che le crea.

Se vuoi vedere come fotografo, ecco il link al mio sito:  www.francescoseveri.com

Ciao, grazie del tuo tempo


lunedì 15 marzo 2010

Benvenuto

Benvenuto, o mio coraggioso lettore.
Manzoni scrivendo i Promessi Sposi si augurava di essere letto da 25 lettori, io spero che tu che mi stai leggendo sia l'unico corraggioso che prova a leggermi.
Per ora ti saluto, nei prossimi giorni comincerai a leggere qualcosa, e spero che non sarà l'ultima volta che mi leggerai