Piero della Francesca - Indagine su un mito.
Ieri sono stato a Forlì con un grande amico che condivide la mia passione per visitare la mostra su Piero. Le mie riflessioni.
Cominciamo dalla critica facile: ci sono poche, pochissime opere di
Piero. Se i motivi sono facilmente individuabili (le opere di Pietro
sono in maggioranza affreschi, se sposto le tavole rendo spoglia per
mesi una sede museale magari piccola), ma visto che ho in esposizione la
parte centrale della Pala di Sansepolcro,
la Vergine della Misericordia, avrei potuto esporre tutte le parti,
visto che comunque ciò che resta in sede perde molto di valore. Ma la
mia intenzione non era di far polemica, era una facile critica che nasce
spontanea.
Le note positive: in assoluto il viaggio più completo
sull'opera e la vita di Pietro che mi sia capitato di affrontare.
Stupenda la parte sui contemporanei e sulle immediate influenze, con una
struggente Pietà come cimasa della Pala Pesaro di Giovanni Bellini,
dove lo struggimento della deposizione è magicamente condensato
dall'intreccio di mani tra il corpo esamine del Cristo e la Maddalena,
una Maddalena di una bellezza e di una modernità sconvolgente,
emozionante. O la Madonna col Bambino di Filippo Lippi di Travesertolo,
due occhi di liquida bellezza, oro fuso che ti fanno innamorare nel
senso di Eros, ma materna con il gesto naturale e sentimentale del Gesù
Bambino che con la manina si aggrappa al velo della Madre, che in quella
mano perde l'Eros ed è solo Pathos. O la ricostruzione spaziale della
Flagellazione di Brera di Luca Signorelli, riprende la bellissima
Flagellazione di Urbino e la rende fisica con le torsioni atletica delle
membra esposte.
Più difficile la lettura nelle influenze di Pietro
sui moderni, facili alcune per le pose e la geometria, difficile nelle
uova mediate da Brera, o nelle reciproche posizioni geometriche della
metafisica di RAM. Ma io non sono un tecnico, sono solo un curioso della
bellezza
Una piacevole sorpresa nell'ultima sala con l'accostamento
a Balthus e ad Hopper, Hopper che veicola da Piero la sospensione
temporale degli eventi, la solitudine di certi spazi quasi privi di
atmosfera, una luce fissa ed iperborea.
Per finire, come non
commuoversi davanti a testi come Pacioli, Vasari, Alberti, parti di
storia, o di fronte alle foto di Longhi su cui fondò il suo studio che
riscoprì Piero.
Servirebbe solo un apparato, magari multimediale,
per illustrare l'opera di Piero non presente, per rendere più facile la
visita.
E ora viandante che esci dalla mostra sei pronto a proseguire il viaggio seguendo le tracce di Piero di Borgo.
Un grazie ai curatori che mi hanno regalato due ore di emozioni.
Riguardo al viaggio, se segui questa pagine nei prossimi giorni ti fornirò le tracce per fare un percorso il mio percorso.





Nessun commento:
Posta un commento