lunedì 31 maggio 2010

Notturno

Sono pronta.

Il mio signore mi aspetta.

Indosso una veste di garza, bianca, impalpabile. Per proteggermi dal freddo un pesante mantello di velluto verde, sul mantello ricamate in seta le salamandre del mio signore.

La mia serva mi accompagna, regge il lume, nel palazzo è tutto buio, è notte.

Esco dalle mie stanze, attraverso la loggia delle Muse, una nebbia sottile riempie l’aria in questa notte autunnale, è freddo, stringo stretta il mantello. Il sorriso emblematico di Mantova appoggiata alla vasca sembra chiedermi cosa ci faccio io a palazzo, lo so, non dovrei essere qui, ma Federico ama me, non la moglie.

La serva apre la porta, attraverso il salone, scortata dai cavalli dei signori di Mantova, Venere mi guarda dalla parete, la sua mano sembra indicare la destinazione cui sono attesa, il suo corpo morbidamente flesso a presagire il prosieguo della notte.

Attraverso la sala di Psiche, le figure gioiose ed energiche del banchetto sembrano staccarsi dai muri e invitarmi a partecipare alla festa. Ancora Venere al centro della sala, la più lussuriosa Venere mai scolpita, tanto affascinante da indurre i puri a volgere lo sguardo, specolo di quella Venere che portò Paride a scatenare la più grande guerra dell’antichità. Guardo il dipinto in cui il pittore raffigurò me Federico e lui come i personaggi della storia di Olimpiade, non riesco a capire se ci fosse gelosia nel suo ritrarsi a spiare il nostro abbraccio.

Le camere di Federico sono vuote, il mio signore è già là, le attraverso veloce, ansiosa.

Devo attraversare la loggia di Davide, è più freddo, spira un vento teso, pulirà la nebbia, domani sarà una di quelle giornate autunnali solari, in cui il cielo è bellissimo, l’aria sottile, gli ultimi uccelli partiranno per i luoghi caldi. Anche Federico partirà domani, lo aspettano in Monferrato con la moglie, affari di stato, rimarrà là per un giro completa di luna, è per quello che mi aspetta stasera.

Anche in questa loggia il pittore sembra voglia farsi beffa di me, la storia del re Davide sembra la storia del mio principe, non so se Giulio voglia condannarmi per il mio donarmi a Federico, o brami anche lui il mio amore, amore che non potrà mai avere.

Sto per entrare nella sala dei Giganti, è qui che mi aspetta il principe.

La sala è il suo compimento, il suo gioco, il suo scrigno. La studiata lui con Giulio, ha fissato per giorni il modello, ha lasciato fare tutto al pittore, gli ha lasciato creare questa grotta delle meraviglie che lascia gli occhi dei visitatori smarriti, persi, disorientati. E impauriti. Qualcuno è fuggito, sconvolto, i bambini hanno paura dei volti contorti dei giganti schiantati dagli dei.

Federico mi ha spiegato che la sala ti deve prendere come in vortice, portare nella scena. Il pittore non ha lasciato niente al caso, ha studiato il tutto per toccare tutti i sensi di chi entra.

Sulla porta la serva se ne va, Federico mi fa segno di entrare, mi attende al centro della sala. Il camino è acceso, la legna crepita, gli scoppi imprevedibili dei ceppi infuocati si armonizzano con lo sbattere della finestra che gioca sui cardini colpiti dal vento. I suoni sembrano lamenti e grida dei titani sconvolti e schiacciati. I piedi camminano con difficoltà sui ciottoli che disegnano una spirale che ti porta giù, nell’Ade in cui vengono scaraventati i mostri. Il muoversi ondeggiando sul suolo sconnesso sembra ricordare lo sconvolgimento della terra violentata del disastro del monte creato da giganti e titani per arrivare all’Olimpo. Fa freddo, il mio signore mi ha tolto il mantello e mi abbraccia, sento il suo calore penetrare il mio corpo, la sensazione di sicurezza che viene dal mio adagiarsi a lui, quasi a proteggermi dalle pietre che rotolano. Le vampe nel camino distorcono ancora di più i volti, se questo fosse possibile, gli occhi sembrano seguirti, le mascelle ghignare, gli arti tendersi, gli immensi muscoli guizzare in ultimo tentativo di difesa, in un ultimo anelito di vita. Il fuoco brucia e dà vita alle pareti. C’è umido, la nebbia filtra dalle finestre, un odore inconfondibile, l’odore di queste terre d’acqua, odore di muschio, odore di verzura, odore di morte che prepara la vita. Ma c’è anche il mio profumo, che si fonde con il profumo di Federico, le essenze di malva e lavanda, il profumo della sua pelle.

Federico mi offre una coppa di vino pregiato, mi fa alzare lo sguardo, mi mostra Venere nell’Olimpo, mi dice che io, Isabella, posso stare al suo fianco, mi dice che le farei ombra, mi dice che sarebbe invidiosa del mio viso e del mio corpo. Venere mi odierebbe.

Federico mi bacia. Resta solo la notte.


Sala dei Giganti in Palazzo Te a Mantova

giovedì 27 maggio 2010

La finestra


Fuori dalla finestra l’aria cristallizza.
Dentro la finestra condensa il mio respiro.

Fuori dalla finestra riflessi dorati nelle nebbia.
Dentro la finestra il bianco delle mie mani sul vetro.

Fuori dalla finestra gli scheletri nudi degli alberi.
Dentro la finestra il colore delle mie unghie.

Fuori dalla finestra un unico pettirosso.
Dentro la finestra il ritmico pulsare del mio cuore.

Fuori la finestra impronte di passi sulla rugiada.
Dentro la finestra i miei capelli ritorti sull’indice.

Fuori la finestra un vento teso.
Dentro la finestra un occhio umido.

Fuori la finestra campane lontane.
Dentro la finestra il vetro rimbomba sotto i miei colpi di rabbia.

Fuori dalla finestra l’oscurità stende il suo velo.
Dentro la finestra una morsa mi stringe il cuore.

Fuori dalla finestra ti vedo andare via.
Dentro la finestra un bacio sul vetro.

Scrivo “ciao” sul vetro, compagno del mio cammino.


martedì 11 maggio 2010

Si, viaggiare

Ciao lettore carissimo.

Parliamo di viaggi? Si, parliamone

Possiamo considerare il viaggio una terapia, il chiudersi alle spalle la porta di casa, il prendere la valigia in mano e recarsi in una città diversa dalla propria per scopo di pura evasione ha sicuramente effettivamente positivi sull'equilibrio psico-fisico.

Vuoi mettere avere palazzi, strade, musei, volti, voci, quadri, cieli, colori, profumi, sapori, emozioni, tutti nuovi, tutti diversi dalla quotidianità, pronti ad essere assemblati a piacimento, creando ogni giorno una città nuova, una città come la voglio io, a mia misura?

Sei in grado di apprezzare la pienezza di stimoli sensoriali nuovi, senti l'energia che ti scorre tra pelle e muscoli, riesci a vedere lo stupore nei tuoi occhi di fronte al nuovo, o al già visto, ma che in particolari situazioni diventa ancora più nuovo, magari perché oggi il particolare che vedi è stato colpito da un raggio di sole nuovo, senti la stanchezza catartica dell'acido lattico nei tuoi muscoli la sera quando, molto stanco ma molto felice, ti stendi sul letto, schiacci il tasto rewind e rivivi l'intera giornata?

E' fantastico! è la cura migliore per chi ama conoscere, per chi ama il bello, per chi riesce ancora a stupirsi, forse a commuoversi, di fronte ai capolavori del genio dell'uomo, quell'uomo che sa essere molto crudele, ma che porta in sé il genio creativo che lo rende unico e speciale.

E non si impara solo arte o architettura, ma modi di vita, tradizioni, sapori, unicità che rendono preziosa la diversità.

Questo gioco pirotecnico di esperienze riesce a lasciare via la preoccupazione del vivere quotidiano, ci permette di schiacciare il tasto Pausa e rimanere in attesa per qualche giorno, è come una piscina in cui galleggiare e non sentire il peso del proprio corpo, i rilasci di endorfine e di adrenalina scaricano lo spirito dalle tensioni, si galleggia in una piscina ideale in cui lo spirito e la mente sono piacevolmente isolate dal dolore e dalla preoccupazione.

Qualche istruzione per migliorare l'esperienza del viaggio:
  • partire con una buona programmazione, ma con una certa flessibilità giornaliera;
  • il viaggio organizzato non lascia spazio a spiacevoli sorprese, ma lega a scelte non tue, quindi limita gli effetti cullanti sull'io;
  • preoccuparsi di avere abbigliamento e scarpe adatte, trovarsi alla base di Trinità dei Monti con scarpe strette o a Londra senza ombrello può essere antipaticamente spiacevole;
  • acquistare una buona guida turistica, una di quelle che ti sa dare informazioni anche su quello che sta al di fuori del percorso turistico ufficiale;
  • soprattutto, scegliersi bene eventuali compagni viaggio, buona compagnia amplifica il piacere.
Nessuna controindicazione?

Purtroppo sì.

Il viaggio alla fine termina.

E non sempre si può partire.




giovedì 6 maggio 2010

Una giara mai piena

Ciao.
Oggi rifletto sui sentimenti.

La tesi è che se un sentimento è talmente forte da essere quasi puro porta ad una fusione tra le persone che si amano. Ma credo anche in quelle che si odiano.

Il trasferimento di sensazioni, emozioni, sguardi, respiri, flebili sussurri ed urla di gioia portano ad uno scambio osmotico per cui si ha un trasferimento tra le parti in causa.
Dal compimento dell'opera, nessuno dei due è solamente proprio, ognuno dei due è portatore sano di una parte dell'anima dell'amato, il cuore dei due diviene condiviso. Nessuno ha più un cuore solo, ognuno vive anche tramite l'altro.

Questa situazione porta inevitabilmente ad un surplus di linfa vitale, linfa che influenza anche le persone circostanti, influenza positiva, anche loro si accordano sull'energia vitale debordante come un'aurora boreale di amore, con tutti i magnifici colori che la compongono, elettrici, vibranti, energici.

Se l'amore è perfetto non finisce più, anche se il fato lo violenta.
I due cuori sono indivisibili, uno dei due fa vivere l'altro.
In questa situazione non serve neanche il ricordo, non c'è niente da ricordare, c'è solo da vivere in modo diverso il rapporto precedente, c'è da far fertilizzare l'intesa intellettuale che si era creata, ci sono gesti da perpetuare, ci sono occhi che guardano con più profondità, ci sono mani che sentono anche i rilievi più sottili, ci sono sentieri nuovi con appoggi forti che ti aiutano a percorrerli.

Fa lo stesso anche l'odio, ma in questo caso si ha l'annichilimento dell'Io, restano solo matasse di odio roteanti nell'aria.

L'amore vive per sempre.


giovedì 22 aprile 2010

Proprietà terapeutiche della techno

Ciao.
In questi giorni sto facendo una scoperta decisamente inaspettata.

Non scopro niente di nuovo riguardo le proprietà terapeutiche della musica. Le stimolazioni sensoriali delle armonie musicali interagiscono con gli stati emotivi del nostro Io, fin dal grembo e nel grembo della madre.
Prova a immaginare questa situazione:

Laghetto di montagna, leggera brezza, stormire delle cime dei sempreverdi, lontani gorgheggi degli uccelli, tavola preparata con classe, una tovaglia bianca che scende fino quasi a lambire il terreno, fiori, porcellana, cristalli, candele profumate. Portate gustose e delicate, vini di carattere, profumi e aromi deliziosi. Dietro una balconata stupenda, come le Odle, o la piramide del Cervino.
Stupendo, vero?

Ecco, adesso aggiungi un movimento dalle Quattro Stagioni di Vivaldi, o la sinfonia n° 6 di Beethoven, meglio nota come la "Pastorale". Adesso ci sei, sei immerso in un'esperienza sensoriale quasi esaustiva, tutto fa esplodere i tuoi recettori di senso.

Bene, ho provato a esporre il concetto, ma non ho scoperto niente di nuovo, appunto.
Finora.

In questi giorni sto facendo un'esperienza inattesa: ho trovato un uso diverso della musica.
Sto scoprendo la techno come antistress.

Musica techno di quella buona, intendiamoci, Fat Boy Slim, Prodigy, The Chemical Brothers.
Credo sia il metronomo alla base dei brani che riesce a forzare un ordine al disordine browniano dei pensieri nella condizione di stress, l'isolamento dall'esterno provocato dalle stress sensoriale del pieno della techno nelle orecchie, quasi a simulare il cullare ovattato del camminare nella nebbia (qui spunta il mio legame con il territorio mantovano).
Ma forse è anche qualcosa di chimico che questa musica scatena nelle strutture subcorticali del cervello, quelle limbiche, primitive.

Non so, dovrei approfondire lo studio, ma dopo qualche brano il mio cervello diviene più reattivo, riprende il suo posto nella teca cranica e si instrada su binari razionali.

Se vuoi provalo e fammi sapere, te lo consiglio in unione con un po' di attività fisica, come un'oretta di bici, ma mi raccomando, su strade poco trafficate, non vorrei che la techno ti isolasse troppo.

lunedì 19 aprile 2010

Sguardi


Sono un vampiro.
Uno di quegli esseri che hanno bisogno di rubare l’energia vitale delle persone per poter vivere.
Ma non pensate a canini affusolati rossi del vostro sangue, a carne bianca e fredda, a non morti, a pipistrelli, urla di terrore, grida. Non mi nutro di sangue.
Mi nutro di bellezza.
Ho bisogno di bellezza intorno, devo sentirla fluire nel mio corpo per sentire scorrere il sangue nelle mie vene superficiali, ne ho bisogno per vedere i colori del mondo, per sentire le note argentine di una risata.
La rubo silenziosamente, i miei occhi sono i canini, la cerco, la scelgo, mi apposto, quando riesco a vedere bene la guardo, lascio che fluisca in me.
Posso passare ore a guardare un bellissimo sguardo, posso lasciare vagare i miei occhi senza meta sulle curve vaporose di stupendi capelli color della notte, posso scalare e poi scendere per poi risalirvi sulla pendenza perfetta di un profilo bellissimo, posso bearmi dell’armonia di un corpo statuario, posso cullarmi nel cuscino di una morbida forma.
Avrete già capito che la bellezza che prediligo è quella femminile, è l’unica veramente vitale, in caso di emergenza posso nutrirmi di un paesaggio, di una cascata, di un alto albero, ma è come per i miei fratelli nel sangue nutrirsi di quello di un animale, sopravvivi, non vivi.
Raramente può capitare di incontrare pietre preziose, esseri celestiali che con la bellezza esteriore coniugano intelligenza superiore e animo cristallino, le vedi già da fuori. Poi ti avvicini e scopri le doti interiori. E allora è un’apoteosi, un esperienza lisergica, la luce esplode, piccoli arcobaleni risplendono negli umori degli occhi, i suoni si puliscono, senti solo la sua voce, il suo profumo ti arriva forte e sensuale, perché nel frattempo tutti i tuoi sensi funzionano in stato di sovreccitazione.  Se per qualche ragione lei ti dovesse toccare, scosse di piacere subliminato scorrerebbero  su tutta la tua pelle.
Morirò, lo so, come i vampiri vengono uccisi dai paletti di frassino, verrò impalato da una delusione, un freddo ago di ghiaccio trafiggerà il mio cuore, rimarrò lì, con il cuore a pompare solo sangue, a vederti andare via, a riprenderti i tuoi doni, a portare via quella luce che uccide i vampiri, ma che a me permette di percorre ogni giorno le vie di questo mondo.
Sono un vampiro.






Esperienza nuova

Ciao. Ci si rivede. Ho deciso di provare qualcosa di nuovo, proverò a pubblicare dei brevi racconti, degli esercizi di stile. Poi dimmi cosa ne pensi. Oggi il primo.