giovedì 27 maggio 2010

La finestra


Fuori dalla finestra l’aria cristallizza.
Dentro la finestra condensa il mio respiro.

Fuori dalla finestra riflessi dorati nelle nebbia.
Dentro la finestra il bianco delle mie mani sul vetro.

Fuori dalla finestra gli scheletri nudi degli alberi.
Dentro la finestra il colore delle mie unghie.

Fuori dalla finestra un unico pettirosso.
Dentro la finestra il ritmico pulsare del mio cuore.

Fuori la finestra impronte di passi sulla rugiada.
Dentro la finestra i miei capelli ritorti sull’indice.

Fuori la finestra un vento teso.
Dentro la finestra un occhio umido.

Fuori la finestra campane lontane.
Dentro la finestra il vetro rimbomba sotto i miei colpi di rabbia.

Fuori dalla finestra l’oscurità stende il suo velo.
Dentro la finestra una morsa mi stringe il cuore.

Fuori dalla finestra ti vedo andare via.
Dentro la finestra un bacio sul vetro.

Scrivo “ciao” sul vetro, compagno del mio cammino.


martedì 11 maggio 2010

Si, viaggiare

Ciao lettore carissimo.

Parliamo di viaggi? Si, parliamone

Possiamo considerare il viaggio una terapia, il chiudersi alle spalle la porta di casa, il prendere la valigia in mano e recarsi in una città diversa dalla propria per scopo di pura evasione ha sicuramente effettivamente positivi sull'equilibrio psico-fisico.

Vuoi mettere avere palazzi, strade, musei, volti, voci, quadri, cieli, colori, profumi, sapori, emozioni, tutti nuovi, tutti diversi dalla quotidianità, pronti ad essere assemblati a piacimento, creando ogni giorno una città nuova, una città come la voglio io, a mia misura?

Sei in grado di apprezzare la pienezza di stimoli sensoriali nuovi, senti l'energia che ti scorre tra pelle e muscoli, riesci a vedere lo stupore nei tuoi occhi di fronte al nuovo, o al già visto, ma che in particolari situazioni diventa ancora più nuovo, magari perché oggi il particolare che vedi è stato colpito da un raggio di sole nuovo, senti la stanchezza catartica dell'acido lattico nei tuoi muscoli la sera quando, molto stanco ma molto felice, ti stendi sul letto, schiacci il tasto rewind e rivivi l'intera giornata?

E' fantastico! è la cura migliore per chi ama conoscere, per chi ama il bello, per chi riesce ancora a stupirsi, forse a commuoversi, di fronte ai capolavori del genio dell'uomo, quell'uomo che sa essere molto crudele, ma che porta in sé il genio creativo che lo rende unico e speciale.

E non si impara solo arte o architettura, ma modi di vita, tradizioni, sapori, unicità che rendono preziosa la diversità.

Questo gioco pirotecnico di esperienze riesce a lasciare via la preoccupazione del vivere quotidiano, ci permette di schiacciare il tasto Pausa e rimanere in attesa per qualche giorno, è come una piscina in cui galleggiare e non sentire il peso del proprio corpo, i rilasci di endorfine e di adrenalina scaricano lo spirito dalle tensioni, si galleggia in una piscina ideale in cui lo spirito e la mente sono piacevolmente isolate dal dolore e dalla preoccupazione.

Qualche istruzione per migliorare l'esperienza del viaggio:
  • partire con una buona programmazione, ma con una certa flessibilità giornaliera;
  • il viaggio organizzato non lascia spazio a spiacevoli sorprese, ma lega a scelte non tue, quindi limita gli effetti cullanti sull'io;
  • preoccuparsi di avere abbigliamento e scarpe adatte, trovarsi alla base di Trinità dei Monti con scarpe strette o a Londra senza ombrello può essere antipaticamente spiacevole;
  • acquistare una buona guida turistica, una di quelle che ti sa dare informazioni anche su quello che sta al di fuori del percorso turistico ufficiale;
  • soprattutto, scegliersi bene eventuali compagni viaggio, buona compagnia amplifica il piacere.
Nessuna controindicazione?

Purtroppo sì.

Il viaggio alla fine termina.

E non sempre si può partire.




giovedì 6 maggio 2010

Una giara mai piena

Ciao.
Oggi rifletto sui sentimenti.

La tesi è che se un sentimento è talmente forte da essere quasi puro porta ad una fusione tra le persone che si amano. Ma credo anche in quelle che si odiano.

Il trasferimento di sensazioni, emozioni, sguardi, respiri, flebili sussurri ed urla di gioia portano ad uno scambio osmotico per cui si ha un trasferimento tra le parti in causa.
Dal compimento dell'opera, nessuno dei due è solamente proprio, ognuno dei due è portatore sano di una parte dell'anima dell'amato, il cuore dei due diviene condiviso. Nessuno ha più un cuore solo, ognuno vive anche tramite l'altro.

Questa situazione porta inevitabilmente ad un surplus di linfa vitale, linfa che influenza anche le persone circostanti, influenza positiva, anche loro si accordano sull'energia vitale debordante come un'aurora boreale di amore, con tutti i magnifici colori che la compongono, elettrici, vibranti, energici.

Se l'amore è perfetto non finisce più, anche se il fato lo violenta.
I due cuori sono indivisibili, uno dei due fa vivere l'altro.
In questa situazione non serve neanche il ricordo, non c'è niente da ricordare, c'è solo da vivere in modo diverso il rapporto precedente, c'è da far fertilizzare l'intesa intellettuale che si era creata, ci sono gesti da perpetuare, ci sono occhi che guardano con più profondità, ci sono mani che sentono anche i rilievi più sottili, ci sono sentieri nuovi con appoggi forti che ti aiutano a percorrerli.

Fa lo stesso anche l'odio, ma in questo caso si ha l'annichilimento dell'Io, restano solo matasse di odio roteanti nell'aria.

L'amore vive per sempre.


giovedì 22 aprile 2010

Proprietà terapeutiche della techno

Ciao.
In questi giorni sto facendo una scoperta decisamente inaspettata.

Non scopro niente di nuovo riguardo le proprietà terapeutiche della musica. Le stimolazioni sensoriali delle armonie musicali interagiscono con gli stati emotivi del nostro Io, fin dal grembo e nel grembo della madre.
Prova a immaginare questa situazione:

Laghetto di montagna, leggera brezza, stormire delle cime dei sempreverdi, lontani gorgheggi degli uccelli, tavola preparata con classe, una tovaglia bianca che scende fino quasi a lambire il terreno, fiori, porcellana, cristalli, candele profumate. Portate gustose e delicate, vini di carattere, profumi e aromi deliziosi. Dietro una balconata stupenda, come le Odle, o la piramide del Cervino.
Stupendo, vero?

Ecco, adesso aggiungi un movimento dalle Quattro Stagioni di Vivaldi, o la sinfonia n° 6 di Beethoven, meglio nota come la "Pastorale". Adesso ci sei, sei immerso in un'esperienza sensoriale quasi esaustiva, tutto fa esplodere i tuoi recettori di senso.

Bene, ho provato a esporre il concetto, ma non ho scoperto niente di nuovo, appunto.
Finora.

In questi giorni sto facendo un'esperienza inattesa: ho trovato un uso diverso della musica.
Sto scoprendo la techno come antistress.

Musica techno di quella buona, intendiamoci, Fat Boy Slim, Prodigy, The Chemical Brothers.
Credo sia il metronomo alla base dei brani che riesce a forzare un ordine al disordine browniano dei pensieri nella condizione di stress, l'isolamento dall'esterno provocato dalle stress sensoriale del pieno della techno nelle orecchie, quasi a simulare il cullare ovattato del camminare nella nebbia (qui spunta il mio legame con il territorio mantovano).
Ma forse è anche qualcosa di chimico che questa musica scatena nelle strutture subcorticali del cervello, quelle limbiche, primitive.

Non so, dovrei approfondire lo studio, ma dopo qualche brano il mio cervello diviene più reattivo, riprende il suo posto nella teca cranica e si instrada su binari razionali.

Se vuoi provalo e fammi sapere, te lo consiglio in unione con un po' di attività fisica, come un'oretta di bici, ma mi raccomando, su strade poco trafficate, non vorrei che la techno ti isolasse troppo.

lunedì 19 aprile 2010

Sguardi


Sono un vampiro.
Uno di quegli esseri che hanno bisogno di rubare l’energia vitale delle persone per poter vivere.
Ma non pensate a canini affusolati rossi del vostro sangue, a carne bianca e fredda, a non morti, a pipistrelli, urla di terrore, grida. Non mi nutro di sangue.
Mi nutro di bellezza.
Ho bisogno di bellezza intorno, devo sentirla fluire nel mio corpo per sentire scorrere il sangue nelle mie vene superficiali, ne ho bisogno per vedere i colori del mondo, per sentire le note argentine di una risata.
La rubo silenziosamente, i miei occhi sono i canini, la cerco, la scelgo, mi apposto, quando riesco a vedere bene la guardo, lascio che fluisca in me.
Posso passare ore a guardare un bellissimo sguardo, posso lasciare vagare i miei occhi senza meta sulle curve vaporose di stupendi capelli color della notte, posso scalare e poi scendere per poi risalirvi sulla pendenza perfetta di un profilo bellissimo, posso bearmi dell’armonia di un corpo statuario, posso cullarmi nel cuscino di una morbida forma.
Avrete già capito che la bellezza che prediligo è quella femminile, è l’unica veramente vitale, in caso di emergenza posso nutrirmi di un paesaggio, di una cascata, di un alto albero, ma è come per i miei fratelli nel sangue nutrirsi di quello di un animale, sopravvivi, non vivi.
Raramente può capitare di incontrare pietre preziose, esseri celestiali che con la bellezza esteriore coniugano intelligenza superiore e animo cristallino, le vedi già da fuori. Poi ti avvicini e scopri le doti interiori. E allora è un’apoteosi, un esperienza lisergica, la luce esplode, piccoli arcobaleni risplendono negli umori degli occhi, i suoni si puliscono, senti solo la sua voce, il suo profumo ti arriva forte e sensuale, perché nel frattempo tutti i tuoi sensi funzionano in stato di sovreccitazione.  Se per qualche ragione lei ti dovesse toccare, scosse di piacere subliminato scorrerebbero  su tutta la tua pelle.
Morirò, lo so, come i vampiri vengono uccisi dai paletti di frassino, verrò impalato da una delusione, un freddo ago di ghiaccio trafiggerà il mio cuore, rimarrò lì, con il cuore a pompare solo sangue, a vederti andare via, a riprenderti i tuoi doni, a portare via quella luce che uccide i vampiri, ma che a me permette di percorre ogni giorno le vie di questo mondo.
Sono un vampiro.






Esperienza nuova

Ciao. Ci si rivede. Ho deciso di provare qualcosa di nuovo, proverò a pubblicare dei brevi racconti, degli esercizi di stile. Poi dimmi cosa ne pensi. Oggi il primo.

martedì 13 aprile 2010

La costiera del Paradiso

Ciao.
Sono stato qualche giorno in Costiera Amalfitana, volevo lasciarti alcuni ricordi e riflessioni.

Su un autobus del servizio di trasporto pubblico c'era una pubblicità che riportava una citazione di un autore che purtroppo non ricordo. Diceva che il giorno del giudizio finale gli abitanti della Costiera non noteranno la differenza perché hanno vissuto in paradiso fin dalla nascita.




Gli si può dar torto?
Rupi a picco su mare smeraldino, limoni, glicine, viole e altri bellissimi fiori a colorarne le balze, lunghe scalinate assolate in cui solo il vento ed il passare veloce e fugace di una lucertola ti fanno rendere conto che non stai fissando un poster, ville stupendo in cui si fondono medioevo, età moresca ed i lontani ricordi dell'epoca d'oro della repubblica marinara di Amalfi, sapori e odori delicati, vini con i riflessi dell'oro, olio con i profumi del rincorrersi delle stagioni, dolci preziosi come scrigni di gioie.


Tra questi posti magici, uno tra tutti ha catturato il mio cuore, ha rubato un posto duraturo nella libreria dei miei ricordi: il fiordo di Furore.
Una stretta insenatura scavata dall'eterno lavoro nascosto e infaticabile dell'acqua sfocia in mare sotto un cavalcavia della strada costiera, fondendo la sua acqua limpida come cristallo di rocca con il blu cobalto del mare, che diventa verde smeraldo e azzurro topazio dove il sole ne percuote la superficie colorandolo nel profondo.


In un luogo come questo si resta in silenzio, muti ed assorti nell'ammirare il dono infinito della bellezza.



Come ho visto fare ad un uomo, scalzo, con calzoni arrotolati al polpaccio, con i piedi nell'acqua gelida, le braccia poste ad anfora sui fianchi, con l'entroterra alle spalle e lo sguardo a vagare oltre l'arco del  ponte stradale, perso nel mare. L'atteggiamento di chi assorbe tutta la pace che il bello può generare.
Non è tutto idilliaco, te ne parlerò, ma mi sembra un errore mescolare dolce ad amaro, per cui ci sarà una nuova occasione per le cose negative.

Gli ultimi pensieri per Ravello, città medievale, tranquilla, pedonale, città di ricordi e di fonti di ispirazione, città della musica e dei fiori, città di ospiti illustri che hanno scambiato una parte del loro cuore con un ricordo dei panorami infiniti che si godono da Villa Rufolo e Villa Cimbrone, città dove riflettere, sedersi e riflettere, ringraziando della opportunità di vivere per poter gustare la bellezza, rendendosi conto che la bellezza genera bellezza, una stupenda natura genera architetture prezioso, dove c'è il bello c'è pace, dove c'è pace c'è arte e ingegno.


Ciao, alla prossima.